Il Rilegatore di Bridget Collins

Foto di Heidi Gustafson

Recensione con approfondimento del romanzo di narrativa Il Rilegatore di Bridget Collins edito da Garzanti. Articolo a cura di Isabella Sanfilippo.

Recensione

Il Rilegatore di Bridget Collins

Titolo: Il Rilegatore
Autore: Bridget Collins
Editore: Garzanti
Anno: 2019
Genere: Narrativa
Pagine: 432

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Il Rilegatore di Bridget Collins è uno di quei libri dove ogni parola è necessaria: non troverete nulla lasciato al caso, ognuna serve a costruire scenari, personaggi e sensazioni come se si potessero vedere e sentire con i propri sensi. Scritto con grande capacità, persino non possedendo la vista potresti creare nella tua mente questa storia in modo estremamente nitido.

È un libro dove viene principalmente descritto un mestiere, un mestiere misterioso quello del Rilegatore, viene spiegata un’arte magica che ha il potere di farti pensare: accidenti vorrei fare questo lavoro. Ma più lo leggi e più comprendi il peso di quel mestiere, ci sono sempre delle implicazioni: la bellezza ma anche il terrore e il macigno della responsabilità.

Emmet sarà l’apprendista di un’anziana rilegatrice isolata in una palude, che gli trasmetterà il suo sapere, fissare i ricordi sulle pagine, che incollate insieme e cucite daranno vita al libro lasciando la persona libera da memorie dolorose. Può sembrare un balsamo per l’anima, ma può anche essere potenzialmente distruttivo. Cercherà di dominare il richiamo di un potere forte e raro, che non comprende e di cui ha timore, ma capirà che sarà la sua sola ragione di vita.

L’arte della Collins non ha fatto che farmi pensare in continuazione al fatto che stavo leggendo un libro che parla di libri, libri speciali che infine contengono parte di una persona. A un certo punto ti chiedi persino se non stai leggendo la storia di qualcuno veramente esistito, un ricordo vero. Per un amante delle parole scritte, del profumo di pagine nuove o vecchie, di risguardi sdruciti e copertine usurate, questo non può che essere un libro speciale.

I miei appunti

La bottega, storia di un apprendista

Prima di ogni cosa, il maestro è stato apprendista, non esiste una pratica che non preveda l’esercitazione costante. Nella bottega di un pittore per esempio, l’apprendista si occupava dei lavori apparentemente più umili, dal pulire i pavimenti, al lavare gli stracci, pulire i pennelli e macinare i pigmenti. Era un percorso duro e fatto di sacrifici, ci voleva una forte volontà per seguire le regole del maestro, uniche per ogni bottega. Si impiegavano circa otto anni di apprendistato prima di diventare un pittore formato e i praticanti venivano affidati alla bottega da giovanissimi, immaginate seguire queste dure fasi all’età di sette anni: era molto poco poetico rispetto a come ce lo immaginiamo ora.

Foto di Natalie Stopka
Foto di Natalie Stopka.

Per la preparazione di pigmenti le fasi erano molteplici e il maestro non poteva occuparsene di persona poiché serviva molto tempo. Basti pensare che non esistevano colori già pronti: nel Medioevo ci si procurava le materie prime, legni, terre, radici, che attraversavano due fasi.

La prima prevedeva reazioni chimiche per estrarre il pigmento dalla materia, per esempio la radice di robbia per la lacca di garanza, o sarmenti di vite per il nero, l’indaco da guado e così via. Si impiegavano calore, acqua bollente, calcinazione di terre, minerali, macerazione in acidi e basi per ottenere un prodotto da macinare e setacciare.

Allora avveniva la seconda fase: la preparazione del colore, miscelando il pigmento ottenuto con leganti differenti a seconda del tipo di tecnica, gomme, olii per la pittura a olio, uovo per le tempere. 

Foto di Tony Luong per Artsy
Foto di Tony Luong per Artsy.

La tecnica di lavorazione era precisa e meticolosa. Prima di diventare maestro, l’apprendista doveva conoscere perfettamente la storia di un colore, dalle sue origini alla sua manipolazione. Doveva poter essere autonomo nel suo lavoro e gestire sapientemente il colore sulla tela, su un intonaco, su una tavola, su una pergamena, su fogli di carta, una volta uscito dalla bottega finalmente completo.

Foto di Heidi Gustafson
Foto di Heidi Gustafson.

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Isabella Sanfilippo

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