Citazioni dal libro Il Piccolo Principe

Il Piccolo Principe: replica prima edizione del 1949

Il piccolo principe (Le Petit Prince) è un romanzo di Antoine de Saint-Exupéry, il più conosciuto della sua produzione letteraria. È tra le opere letterarie più celebri del XX° secolo e tra i libri più venduti della storia.

Fu pubblicato per la prima volta a New York il 6 aprile del 1943 dall’editore Reynal & Hitchcock nella traduzione inglese e qualche giorno dopo anche nell’originale francese. Solo dopo la scomparsa dell’autore, nel 1945, fu pubblicato anche in Francia a Parigi dall’editore Gallimard.

L’opera, in tutte le sue edizioni e traduzioni, è illustrata da una decina di acquerelli realizzati dall’autore stesso, in uno stile semplice e impreciso, come se fossero stati realizzati da un bambino

In Italia, il romanzo fu pubblicato per la prima volta da Bompiani nel 1949, nella traduzione di Nini Bompiani Bregoli. Nel 2019, in occasione dei 70 anni dalla pubblicazione, la casa editrice ha realizzato un’edizione speciale, replica della prima edizione del ’49.

Il Piccolo Principe: replica prima edizione del 1949

Il Piccolo Principe. Replica prima edizione del 1949

Copertina rigida (italiano)

Citazioni

I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

Se vi ho raccontato tanti particolari sull’asteroide B 612 e se vi ho rivelato il suo numero, è proprio per i grandi che amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Ma vi domandano: «Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Allora soltanto credono di conoscerlo.

Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica. Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti. […] Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo. E guardavi il crepuscolo tutte le volte che lo volevi… «Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!» E più tardi hai soggiunto: «Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…» «Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?» Ma il piccolo principe non rispose.

Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo… Il paese delle lacrime è così misterioso.

«Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare.»

«Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle.»

«Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare», continuò il re. «L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli.»

Per i vanitosi tutti gli altri uomini sono degli ammiratori.

«Io», disse il piccolo principe, «possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. Perché spazzo il camino anche di quello spento. Non si sa mai. È utile ai miei vulcani, ed è utile al mio fiore che io li possegga. Ma tu non sei utile alle stelle…» L’uomo d’affari aprì la bocca ma non trovò niente da rispondere e il piccolo principe se ne andò.

Quest’uomo, si disse il piccolo principe, continuando il suo viaggio, quest’uomo sarebbe disprezzato da tutti gli altri, dal re, dal vanitoso, dall’ubriacone, dall’uomo d’affari. Tuttavia è il solo che non mi sembri ridicolo. Forse perché si occupa di altro che non di se stesso.

Il mio fiore è effimero, si disse il piccolo principe, e non ha che quattro spine per difendersi dal mondo! E io l’ho lasciato solo! E per la prima volta si sentì pungere dal rammarico.

Il piccolo principe sedette su una pietra e alzò gli occhi verso il cielo: «Mi domando», disse, «se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua.»

«Dove sono gli uomini?» riprese dopo un po’ il piccolo principe. «Si è un po’ soli nel deserto…»
«Si è soli anche con gli uomini», disse il serpente.

«Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…»

«Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti.»

«Voi siete belle, ma siete vuote», disse ancora. «Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.»

«Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».

«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante».

«Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!»

Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore? E vedrete che tutto cambia…

L'autore

Antoine de Saint-Exupéry

Antoine de Saint-Exupéry nacque a Lione il 29 giugno del 1900. Fu uno scrittore, aviatore e militare francese. Il piccolo principe è il suo romanzo più conosciuto, che nel 2017 ha superato il numero di 300 traduzioni in lingue e dialetti diversi.

Durante la seconda guerra mondiale si arruolò nell’aeronautica militare francese e sul finire della guerra scomparse durante un volo di ricognizione. Il relitto del suo aereo fu ritrovato solo nel 2004, abbattuto da un caccia tedesco della Luftwaffe (aviazione militare tedesca).

Nel centenario della nascita, gli è stato intitolato l’aeroporto di Lione, l’Aéroport de Lyon-Saint Exupery.

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