Categorie

Citazioni

In Approfondimenti/ Articoli/ Citazioni

Viaggio nella sognante dilogia di Laini Taylor

Dilogia Laini Taylor

Dilogia Laini Taylor.

Sul vecchio blog avevo scritto due recensioni separate per questi libri, ovviamente con il massimo dei voti. Ora ho pensato di unire entrambe in un unico articolo che renda omaggio a quello che considero un vero e proprio capolavoro del genere!


Schede dei libri

Il Sognatore

Titolo: Il Sognatore
Autore: Laini Taylor
Editore: Fazi Editore
Prima pubblicazione: Luglio 2018
Genere: Fantasy, Young adult
Pagine: 524
Prezzo: Cartaceo 14.50€ | eBook 6.99€

[Acquistalo su Amazon al 15% di sconto]
oppure
[Chiedilo in prestito in biblioteca]

La Musa degli Incubi

Titolo: La Musa degli Incubi
Autore: Laini Taylor
Editore: Fazi Editore
Prima pubblicazione: Febbraio 2019
Genere: Fantasy, Young adult
Pagine: 523
Prezzo: Cartaceo 15€ | eBook 7.99€

[Acquistalo su Amazon al 15% di sconto]
oppure
[Chiedilo in prestito in biblioteca]


Il Sognatore

Questo è stato il primo libro che io abbia mai letto di Laini Taylor ed è stata una piacevole scoperta. Dopo l’enorme successo già riscosso all’estero, il libro è stato a lungo atteso anche sul mercato italiano e subito dopo l’uscita ho iniziato a vederlo praticamente ovunque. Decisa a fidarmi delle recensioni positive e ottimistiche degli altri book blogger che seguo, ho acquistato e letto questo libro verso la fine del 2018 e mai decisione è stata più saggia perché in questo modo l’attesa del seguito è stata notevolmente ridotta.

Brevemente e senza anticipare niente a chi non ha ancora letto il libro, vorrei spendere due parole sulla trama. Lazlo è un timido e impacciato bibliotecario della città di Zosma. Il suo cognome è Strange perché è un orfano ed è stato cresciuto dai monaci che lo hanno soprannominato “il sognatore” a causa della sua passione per le storie e le fiabe, nonché per la sua testa perennemente tra le nuvole. Sua nemesi è l’alchimista Theon Nero, il figlioccio d’oro, il prediletto della regina. Ma tra i sogni di Lazlo la fama e gli onori non sono contemplati. Il suo più grande sogno è visitare la leggendaria e misteriosa città di Pianto, il cui vero nome è stato cancellato per magia circa duecento anni prima e dove ancora riecheggia la fama dei guerrieri Tizerkane. Incredibilmente, quando il cosiddetto Massacratore degli Dèi giunge a Zosma proprio da Pianto, a Lazlo verrà presentata l’occasione della vita. Chi sono i Mesarthim? E i serafini? C’è un modo per lavorare il misterioso metallo blu chiamato “mesarzio”? Ma soprattutto, chi è davvero Lazlo Strange?

Temi trattati e parere personale

Quello che mi ha subito colpito è stato lo stile della Taylor, così vivo, colorato e mai banale, assolutamente innovativo rispetto al piattume che siamo ormai abituati a vedere in giro, almeno in questo genere. Le descrizioni sono ricchissime di dettagli, sia per quanto riguarda le ambientazioni orientaleggianti e magiche, sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, così diversi tra loro eppure tutti così veri, con la propria personalità, i propri sogni e le proprie paure. La storia di fondo poi è estremamente originale, ricca di sottotrame e vicende parallele, ma nulla viene lasciato al caso e alla fine tutti i fili andranno a ricongiungersi, in un finale da far girare la testa.

Attraverso una storia fantastica e giovanissimi protagonisti, Laini Taylor ci parla di coraggio, amore e sacrificio, ma anche di odio, di paura e di inutili guerre. E lo fa con un linguaggio chiaro, semplice, ma estremamente appassionato e appassionante. I suoi personaggi sono così vivi che quasi schizzano fuori dalle pagine! È un libro che mi ha emozionato tantissimo, mi ha fatto sorridere, mi ha fatto piangere e poi ancora ridere di gusto, mi ha fatto odiare alcuni personaggi e poi mi ci ha fatto riflettere su. Ho davvero amato questo libro alla follia così come non succedeva da tempo (dai tempi di Harry Potter, azzarderei) e ne consiglio la lettura a tutti gli appassionati del genere fantasy, soprattutto ragazzi e ragazze.

La Musa degli Incubi

Il capitolo precedente della storia si era concluso con un finale da urlo: Lazlo ha scoperto di essere anche lui un dio dalla pelle blu, Sarai è caduta dalla fortezza trasformandosi in un fantasma e gli abitanti di Pianto hanno alla fine scoperto che la fortezza è ancora abitata dalla cosiddetta “feccia degli dei”. Minya sembra più che mai decisa ad impiegare anima, corpo e fantasmi nella realizzazione della propria vendetta e Lazlo verrà posto davanti ad una drammatica scelta: salvare la donna che ama o tutti gli altri? E a che prezzo?

Se pensavate che non fosse possibile amare di più la storia e i personaggi de Il Sognatore, bhe questo libro è qui per dimostrarvi che vi sbagliavate di grosso! Finalmente molti nodi vengono al pettine e tutti i misteri saranno svelati, tra cui anche l’antico nome di Pianto, cancellato per magia dalla memoria e dalla storia circa duecento anni prima degli avvenimenti narrati. L’evoluzione di tutti i personaggi viene portata a compimento, senza tralasciare alcun dettaglio e ricordando alcuni particolari, semmai il lettore li avesse dimenticati. Anche in questo, Laini Taylor si è dimostrata magistrale, non solo per la sua narrazione coinvolgente e ricca di dettagli, ma anche per l’attenzione al suo pubblico. Un’autrice fantasiosa e attenta, che ha portato una ventata di novità al genere, una vera e propria boccata d’aria fresca.

Evoluzione dei personaggi

L’evoluzione del personaggio che mi è piaciuta di più è sicuramente quella dell’alchimista Theon Nero, che finalmente riesce ad uscire dai suoi rigidi schemi. Alla fine riesce a rendersi conto che l’impostazione che gli è stata data, e che aveva continuato ad auto-imporsi nel corso degli anni, non lo rendeva veramente felice e che ciò gli ha fatto perdere davvero troppe occasioni nella vita. Ma avrà modo di recuperare il tempo perso.

Anche la tanto detestata Minya avrà dei risvolti molto interessanti per quanto riguarda il suo passato e il suo carattere così irruente. Legate a lei da un filo invisibile, come quello che tiene i suoi fantasmi, ci sono due nuovi personaggi, Kora e Nova: la loro storia sembra essere apparentemente secondaria, ma si rivelerà invece di fondamentale importanza!

E infine c’è la parte di storia dedicata a Sarai, quella più consistente e infatti il titolo del libro è dedicato proprio a lei. La ragazza dovrà affrontare la sua nuova condizione di fantasma, ma anche una nuova quotidianità con il ragazzo che ama, un eventuale incontro con suo padre nonché “il massacratore degli dei” e una nuova minaccia incombente… Capire gli altri, se stessa e il suo nuovo potere la spingerà oltre i propri limiti per dimostrare di voler essere una musa sì, ma dei sogni, non degli incubi.

Fan art

Citazioni

Leggeva mentre camminava. Leggeva mentre mangiava. Gli altri bibliotecari sospettavano che leggesse anche nel sonno, oppure che non dormisse affatto. Nelle occasioni in cui alzava davvero gli occhi dalla pagine, sembrava che si svegliasse da un sogno.

Non era né un alchimista, né un eroe. Era soltanto un bibliotecario, e un sognatore. Era un lettore e il misconosciuto esperto di una città perduta che non interessava più a nessuno.

«Tu sei un narratore. Sogna qualcosa di selvaggio e improbabile», lo implorò. «Qualcosa di bello e pieno di mostri». «Bello e pieno di mostri?». «Tutte le storie migliori li hanno.»

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario.

C’era un uomo che amava la luna ma, ogni volta che tentava di abbracciarla, lei si frantumava in mille pezzi e lo lasciava fradicio, e con le braccia vuote. Sathaz aveva alla fine imparato che se entrava nello stagno e rimaneva immobile, la luna sarebbe andata da lui e lo avrebbe lasciato avvicinare. Soltanto avvicinare, senza mai toccarla. Lui non poteva toccarla senza mandarla in frantumi e così – come Lazlo aveva detto a Sarai – aveva fatto pace con l’impossibile. Prendeva quello che poteva avere.

La biblioteca conosce la sua stessa mente… Quando rapisce un bambino, glielo lasciamo tenere.

Ho trasformato i miei incubi in lucciole e li ho chiusi in un barattolo.

Non era la frustrazione che si prova al risveglio da un sogno dolce. Era la desolazione di aver trovato il luogo giusto, l’unico e il vero, e di aver sperimentato il primo inebriante sospiro di adeguatezza prima di venire strappati via e rigettati in una casuale, solitaria dispersione.

Si rese conto che per tutto quel tempo aveva visto il Massacratore degli Dèi come un eroe, non come un uomo, ma che gli eroi, qualsiasi altra cosa siano, sono anche uomini – e donne – e preda dei problemi umani come chiunque altro.

I desideri non si avverano. Sono soltanto il bersaglio che dipingi intorno a quello che vuoi. Il centro devi sempre colpirlo da sola.

Una falena di Sarai

L’autrice

Laini Taylor

Laini Taylor è nata nel 1971 a Chico, in California. Con la trilogia La chimera di Praga ha conquistato migliaia di lettori e convinto la critica più esigente, affermandosi come la più raffinata scrittrice fantasy adult americana. La Musa degli Incubi è il seguito de Il Sognatore (Fazi Editore, 2018), primo capitolo della dilogia. Laini Taylor vive a Portland, in Oregon, con il marito, l’illustratore Jim Di Bartolo, e la figlia Clementine.


Fammi sapere nei commenti se questo articolo ti è stato utile! ★

Se hai bisogno di aiuto o vuoi saperne di più, scrivimi utilizzando la pagina Contatti qui sul blog.

Stefania
In Articoli/ Citazioni

Citazioni I dolori del giovane Werther: le frasi più belle del romanzo epistolare di Goethe

Citazioni

Citazioni I dolori del giovane Werther.

I dolori del giovane Werther è un romanzo epistolare che fu pubblicato da Johann Wolfgang von Goethe nel 1774. L’opera è considerata il simbolo del movimento dello Sturm und Drang, che anticipava molti temi che saranno poi propri del romanticismo tedesco. Il romanzo si articola in una serie di lettere che il protagonista, Werther per l’appunto, invia al suo amico Guglielmo nel periodo che va dal 4 maggio 1771 al 22 dicembre 1772. 

Essendo uno dei miei libri preferiti, ho raccolto in questo articolo alcune delle citazioni più famose e degne di nota, estrapolate dall’edizione edita Mondadori nella collana Oscar Classici del 1989, con un saggio di Thomas Mann.


Scheda del libro

I dolori del giovane Werther

Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: Johann Wolfgang von Goethe
Prima pubblicazione: 1774
Genere: Romanzo epistolare

[Acquistalo su Amazon al 15% di sconto]
oppure
[Chiedilo in prestito in biblioteca]


Citazioni

Certo, tu hai ragione, mio caro, ci sarebbero meno dolori fra gli uomini se essi – Dio sa perché sono fatti così – non s’industriassero con tanto zelo a rievocare i ricordi del male trascorso invece di sopportare un tollerabile presente.

E anche in questa piccola faccenda ho visto, amico mio, che i malintesi e la pigrizia fanno forse più scompigli nel mondo che la malafede e la malvagità.

Allora io mi piego di nuovo su me stesso, e trovo un Universo!

Così ci separammo senz’esserci capiti. Ma non è facile capirsi a questo mondo.

È certo che soltanto l’amore al mondo può rendere indispensabile una persona.

Ahimè, non sono le grandi, eccezionali catastrofi quelle che mi commuovono: le piene che travolgono i villaggi, i terremoti che ingoiano le città. Ciò che mi scava il cuore è questa forza di morte che sta nascosta nell’universa natura; la quale non ha generato nulla che non debba distruggere il suo prossimo e sé. Così, atterrito, barcollo.

Invano tendo le braccia verso di lei al mattino, quando mi desto da sogni opprimenti; invano la cerco nel mio letto la notte, se un beato innocente sogno m’ha illuso, quasi ch’io fossi accanto a lei sul prato e le tenessi la mano e la coprissi di mille baci. Ah, se allora, ancora nel vortice del sonno, brancolo verso di lei, e così mi sveglio, un fiume di lacrime mi prorompe dal cuore angustiato, e sconsolato piango il mio buio futuro.

Quando non abbiamo più noi stessi, tutto ci manca.

Da quando vengo sballottato ogni giorno in mezzo alla gente, e osservo quello che fanno e come se la cavano, me la passo meglio con me stesso. Certo, dal momento che siamo fatti a questo modo, che mettiamo ogni cosa in rapporto a noi stessi e noi stessi a ogni cosa, la felicità o l’infelicità è nel modo con cui pratichiamo; e perciò il pericolo peggiore è l’isolamento. La nostra immaginazione spinta dalla sua propria natura a elevarsi, e nutrita di fantasmi poetici, si costruisce una scala di essere superiori, fra i quali noi occupiamo l’infimo grado; e ogni cosa fuori di noi ci appare più nobile, ogni altra persona ci pare più perfetta…

Non c’è gioia così pura, così calda nella vita, come quando si trova un’anima grande che sinceramente ci si svela.

È vero che ogni giorno più m’avvedo, mio caro, quanto sia stolto giudicare gli altri sulle nostre misure. E, poiché ho troppo da fare con me stesso e il mio cuore è così tempestoso, oh se lascerei andar gli altri per la loro strada purché permettessero a me di andare per la mia! Ciò che più mi tormenta sono le maledette relazioni sociali.

Io non so veramente perché mi alzi né perché vada a dormire. Il lievito, che altra volta metteva in moto la mia vita, manca; non c’è più l’incanto che mi teneva desto fin nel cuor della notte, che la mattina mi chiamava dal sonno.

La pace dell’anima è una splendida cosa, è la Felicità perfetta. Peccato, amico caro, che sia una gemma tanto fragile quanto è bella e preziosa!

Ero sconvolto e sono ancora, dentro di me, furente. Vorrei che qualcuno si attentasse di parlarmi in faccia, ch’io gli potessi cacciar la spada in corpo. Vedendo sangue mi sentirei meglio. Ah! cento volte ho afferrato un pugnale per dar respiro a questo cuore oppresso. Si narra di una nobile razza di cavalli, che quando sono atrocemente infocati, aizzati, si addentano da sé per istinto una vena, per cercare respiro. Così mi sento io spesso; vorrei aprirmi una vena; e procurarmi l’eterna libertà.

Sì certo, io sono un viandante, un pellegrino sulla terra. E che siete di meglio, voi?

E io rido del mio cuore… e faccio la sua volontà.

Non è così solamente per me. Tutti vengono delusi nelle speranze, ingannati in quello che aspettano.

E allora vo dietro alla chimera, finché essa mi conduce all’orlo di precipizi da cui arretro tremando.

Verrebbe voglia d’ammattire quando si pensa che ci debba essere gente senza comprensione e sentimento per le poche cose che hanno ancora un pregio sulla terra.

Ah, questo vuoto! quest’orribile vuoto che sento qui nel petto! Spesso penso: se tu potessi stringerla una volta, una sola volta al tuo cuore, tutto questo vuoto sarebbe colmato.

Ho tante cose, e il sentimento per lei assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla.

Se il calice fu troppo amaro all’umano labbro del Dio del cielo, perché devo io millantare e fingere che a me sia dolce? io vergognarmi? in questo spaventoso istante che tutto in me trema fra essere e non essere e il passato guizza come un baleno sull’abisso tenebroso del futuro e tutto sprofonda intorno a me, e con me naufraga l’universo?

E vo sottilizzando sulle mie pene; se mi lasciassi andare, verrebbe fuori tutta una litania di antitesi.

È tanto grave il peso ch’io devo sopportare. Ah, davvero altri prima di me furono tanto infelici?

Chi mai è l’uomo, il celebrato semidio! Non gli vengono a mancare le forze appunto quando ne avrebbe più bisogno? Sia che voli nella gioia o che precipiti nel dolore non viene ugualmente trattenuto e riportato alla piatta gelida consapevolezza, proprio quando anelava di smarrirsi nella plenitudine dell’Infinito?

Talvolta un non so che mi afferra: non è angoscia, non è brama… ma un intimo sconosciuto tumulto che minaccia di lacerarmi il petto, che mi serra la gola. Ahimè! ahimè! E allora vado errando nelle paurose scene notturne di questa stagione crudele.

Alzare il sipario, e passare di là! questo è tutto! e perché la perplessità, lo sgomento? forse perché non sappiamo che cosa ci aspetti di là? perché non se ne ritorna? Così dunque è fatta la mente umana, che laddove non sa nulla di certo, non sappia immaginare se non caos e tenebra!

Ho veduto morire più d’uno; ma la natura umana è così limitata che non può comprendere né il principio né la fine della sua esistenza.


L’autore

Johann Wolfgang von Goehte

Johann Wolfgang von Goethe nacque il 28 agosto del 1749 a Francoforte sul Meno in Germania. Scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, è considerato uno dei personaggi più rappresentativi del panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta principalmente alla poesia, al dramma, alla letteratura e alle scienze, ma fu anche prolifico nelle arti, soprattutto pittura e musica. Viaggiò moltissimo durante la sua vita ed è considerato l’inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), che stabilisce la presenza di linee comuni che legano inseparabilmente le varie letterature nazionali. Tra le sue opere più note: Faust, I dolori del giovane Werther, Le affinità elettive, Urfaust, Viaggio in Italia. Morì il 22 marzo del 1832 a Weimar per un attacco cardiaco.


Fammi sapere nei commenti se questo articolo ti è stato utile! ★

Se hai bisogno di aiuto o vuoi saperne di più, scrivimi utilizzando la pagina Contatti qui sul blog.

Stefania

Citazioni I dolori del giovane Werther.