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Anteprima: Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

Il priorato dell'albero delle arance

Un emozionante epic fantasy che narra di draghi, di un mondo sull’orlo della rovina, e delle donne che lottano per salvarlo. Da quando The Priory of the Orange Tree è stato pubblicato per la prima volta in lingua originale nel febbraio di quest’anno, sui social non si parla d’altro. Già amatissimo a livello internazionale, Il priorato dell’albero delle arance verrà pubblicato anche in Italia per Mondadori, all’interno della collana Oscar Fantastica. Ma vale davvero la pena acquistare e leggere questo bestione?


Scheda del libro

Titolo: Il priorato dell’albero delle arance
Autore: Samantha Shannon
Editore: Mondadori
Prima pubblicazione: 26 Novembre 2019
Genere: Fantasy
Pagine: 816
Prezzo: Cartaceo 26 € | eBook 10,99 €

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Giove onnipotente! Questo libro è fantastico. (Jay Kristoff)

Un’autentica scorribanda narrativa. Il mio nuovo epic fantasy favorito. (Laini Taylor)

Ipnotico! (The Washington Post)

Un world building ricchissimo e affascinante. Un sontuoso epic fantasy femminile che apre nuovi sentieri della narrativa. (The New York Review of Books)


Trama

Un mondo diviso. Un regno senza eredi. Un antico nemico che si risveglia.

La Casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un’erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini.

A vegliare segretamente su Sabran c’è però Ead Duryan: non appartiene all’ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà un’adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana.

Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys.

Al di là dell’Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita.

In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili protagoniste femminili, un romanzo sontuoso e inarrestabile, rivelazione epic fantasy del nuovo millennio.


Parere personale

Definito un Game of Thrones tutto al femminile, questo romanzo è un high fantasy autoconclusivo dalla mole consistente (800 e più pagine) e dal prezzo ovviamente più elevato. Vorrei quindi fare degli appunti personali per tutti coloro che stanno cercando di decidere se acquistarlo o meno.

Si tratta di un’opera sicuramente molto complessa: nonostante la prosa scorrevole dell’autrice, la prima parte del romanzo risulta molto lenta perché densa di descrizioni e particolari, i personaggi sono molto numerosi e sono presenti 8 diverse casate. Il world building è davvero ricchissimo, un mondo diviso dall’eterna lotta tra Oriente e Occidente, e la storia è raccontata dal punto di vista di 4 personaggi: Ead, dama di compagnia della regina Sabran, Tanè, aspirante cavalcatrice di draghi, Loth, un nobile della corte della regina Sabran e suo amico, e il vecchio alchimista Niclays.

Sono presenti tutti gli elementi tipici del genere, come la lotta contro il male, un mondo disciplinato da precise regole magiche, fitte trame politiche, alleanze e tradimenti. Ma l’elemento che ha destato maggiormente la mia curiosità è stata la presenza dei draghi, la mia creatura fantastica preferita, che è qui presente in un modo davvero speciale e fuori dal comune. Un punto a favore anche per l’importante presenza femminile in questo romanzo, tanto da essere stato definito un “fantasy femminista”.

Personalmente mi sta piacendo tantissimo e lo considero una ventata di novità come poche all’interno del genere. Superate le prime 100 pagine circa, è un romanzo che rapisce ed emoziona. Lo consiglio in particolare a tutti coloro che hanno apprezzato i libri delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin, ma anche a tutti coloro che non hanno mai letto libri high fantasy. Essendo un volume unico e non una serie composta da settordici libri, credo che rappresenti un ottimo primo approccio.


L’autrice

La stella nascente del fantasy inglese.

Giovanissima eppure già affermata (è nata a Londra l’8 novembre del 1991), Samantha Shannon è uno degli autori di punta della casa editrice Bloomsbury, per la quale ha già scritto cinque romanzi. Ha esordito nel 2013, all’età di ventidue anni, con The Bone Season, primo episodio di una serie distopica ambientata a Oxford che si svilupperò in sette romanzi: i primi tre sono già stati pubblicati, il quarto uscirà nel settembre del 2020. Con Il priorato dell’albero delle arance Samantha Shannon esordisce nel fantasy raccogliendo un plauso unanime tanto in patria quanto all’estero.


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Stefania
In Approfondimenti/ Articoli/ Citazioni

Viaggio nella sognante dilogia di Laini Taylor

Dilogia Laini Taylor

Dilogia Laini Taylor.

Sul vecchio blog avevo scritto due recensioni separate per questi libri, ovviamente con il massimo dei voti. Ora ho pensato di unire entrambe in un unico articolo che renda omaggio a quello che considero un vero e proprio capolavoro del genere!


Schede dei libri

Il Sognatore

Titolo: Il Sognatore
Autore: Laini Taylor
Editore: Fazi Editore
Prima pubblicazione: Luglio 2018
Genere: Fantasy, Young adult
Pagine: 524
Prezzo: Cartaceo 14.50€ | eBook 6.99€

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La Musa degli Incubi

Titolo: La Musa degli Incubi
Autore: Laini Taylor
Editore: Fazi Editore
Prima pubblicazione: Febbraio 2019
Genere: Fantasy, Young adult
Pagine: 523
Prezzo: Cartaceo 15€ | eBook 7.99€

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Il Sognatore

Questo è stato il primo libro che io abbia mai letto di Laini Taylor ed è stata una piacevole scoperta. Dopo l’enorme successo già riscosso all’estero, il libro è stato a lungo atteso anche sul mercato italiano e subito dopo l’uscita ho iniziato a vederlo praticamente ovunque. Decisa a fidarmi delle recensioni positive e ottimistiche degli altri book blogger che seguo, ho acquistato e letto questo libro verso la fine del 2018 e mai decisione è stata più saggia perché in questo modo l’attesa del seguito è stata notevolmente ridotta.

Brevemente e senza anticipare niente a chi non ha ancora letto il libro, vorrei spendere due parole sulla trama. Lazlo è un timido e impacciato bibliotecario della città di Zosma. Il suo cognome è Strange perché è un orfano ed è stato cresciuto dai monaci che lo hanno soprannominato “il sognatore” a causa della sua passione per le storie e le fiabe, nonché per la sua testa perennemente tra le nuvole. Sua nemesi è l’alchimista Theon Nero, il figlioccio d’oro, il prediletto della regina. Ma tra i sogni di Lazlo la fama e gli onori non sono contemplati. Il suo più grande sogno è visitare la leggendaria e misteriosa città di Pianto, il cui vero nome è stato cancellato per magia circa duecento anni prima e dove ancora riecheggia la fama dei guerrieri Tizerkane. Incredibilmente, quando il cosiddetto Massacratore degli Dèi giunge a Zosma proprio da Pianto, a Lazlo verrà presentata l’occasione della vita. Chi sono i Mesarthim? E i serafini? C’è un modo per lavorare il misterioso metallo blu chiamato “mesarzio”? Ma soprattutto, chi è davvero Lazlo Strange?

Temi trattati e parere personale

Quello che mi ha subito colpito è stato lo stile della Taylor, così vivo, colorato e mai banale, assolutamente innovativo rispetto al piattume che siamo ormai abituati a vedere in giro, almeno in questo genere. Le descrizioni sono ricchissime di dettagli, sia per quanto riguarda le ambientazioni orientaleggianti e magiche, sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, così diversi tra loro eppure tutti così veri, con la propria personalità, i propri sogni e le proprie paure. La storia di fondo poi è estremamente originale, ricca di sottotrame e vicende parallele, ma nulla viene lasciato al caso e alla fine tutti i fili andranno a ricongiungersi, in un finale da far girare la testa.

Attraverso una storia fantastica e giovanissimi protagonisti, Laini Taylor ci parla di coraggio, amore e sacrificio, ma anche di odio, di paura e di inutili guerre. E lo fa con un linguaggio chiaro, semplice, ma estremamente appassionato e appassionante. I suoi personaggi sono così vivi che quasi schizzano fuori dalle pagine! È un libro che mi ha emozionato tantissimo, mi ha fatto sorridere, mi ha fatto piangere e poi ancora ridere di gusto, mi ha fatto odiare alcuni personaggi e poi mi ci ha fatto riflettere su. Ho davvero amato questo libro alla follia così come non succedeva da tempo (dai tempi di Harry Potter, azzarderei) e ne consiglio la lettura a tutti gli appassionati del genere fantasy, soprattutto ragazzi e ragazze.

La Musa degli Incubi

Il capitolo precedente della storia si era concluso con un finale da urlo: Lazlo ha scoperto di essere anche lui un dio dalla pelle blu, Sarai è caduta dalla fortezza trasformandosi in un fantasma e gli abitanti di Pianto hanno alla fine scoperto che la fortezza è ancora abitata dalla cosiddetta “feccia degli dei”. Minya sembra più che mai decisa ad impiegare anima, corpo e fantasmi nella realizzazione della propria vendetta e Lazlo verrà posto davanti ad una drammatica scelta: salvare la donna che ama o tutti gli altri? E a che prezzo?

Se pensavate che non fosse possibile amare di più la storia e i personaggi de Il Sognatore, bhe questo libro è qui per dimostrarvi che vi sbagliavate di grosso! Finalmente molti nodi vengono al pettine e tutti i misteri saranno svelati, tra cui anche l’antico nome di Pianto, cancellato per magia dalla memoria e dalla storia circa duecento anni prima degli avvenimenti narrati. L’evoluzione di tutti i personaggi viene portata a compimento, senza tralasciare alcun dettaglio e ricordando alcuni particolari, semmai il lettore li avesse dimenticati. Anche in questo, Laini Taylor si è dimostrata magistrale, non solo per la sua narrazione coinvolgente e ricca di dettagli, ma anche per l’attenzione al suo pubblico. Un’autrice fantasiosa e attenta, che ha portato una ventata di novità al genere, una vera e propria boccata d’aria fresca.

Evoluzione dei personaggi

L’evoluzione del personaggio che mi è piaciuta di più è sicuramente quella dell’alchimista Theon Nero, che finalmente riesce ad uscire dai suoi rigidi schemi. Alla fine riesce a rendersi conto che l’impostazione che gli è stata data, e che aveva continuato ad auto-imporsi nel corso degli anni, non lo rendeva veramente felice e che ciò gli ha fatto perdere davvero troppe occasioni nella vita. Ma avrà modo di recuperare il tempo perso.

Anche la tanto detestata Minya avrà dei risvolti molto interessanti per quanto riguarda il suo passato e il suo carattere così irruente. Legate a lei da un filo invisibile, come quello che tiene i suoi fantasmi, ci sono due nuovi personaggi, Kora e Nova: la loro storia sembra essere apparentemente secondaria, ma si rivelerà invece di fondamentale importanza!

E infine c’è la parte di storia dedicata a Sarai, quella più consistente e infatti il titolo del libro è dedicato proprio a lei. La ragazza dovrà affrontare la sua nuova condizione di fantasma, ma anche una nuova quotidianità con il ragazzo che ama, un eventuale incontro con suo padre nonché “il massacratore degli dei” e una nuova minaccia incombente… Capire gli altri, se stessa e il suo nuovo potere la spingerà oltre i propri limiti per dimostrare di voler essere una musa sì, ma dei sogni, non degli incubi.

Fan art

Citazioni

Leggeva mentre camminava. Leggeva mentre mangiava. Gli altri bibliotecari sospettavano che leggesse anche nel sonno, oppure che non dormisse affatto. Nelle occasioni in cui alzava davvero gli occhi dalla pagine, sembrava che si svegliasse da un sogno.

Non era né un alchimista, né un eroe. Era soltanto un bibliotecario, e un sognatore. Era un lettore e il misconosciuto esperto di una città perduta che non interessava più a nessuno.

«Tu sei un narratore. Sogna qualcosa di selvaggio e improbabile», lo implorò. «Qualcosa di bello e pieno di mostri». «Bello e pieno di mostri?». «Tutte le storie migliori li hanno.»

È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario.

C’era un uomo che amava la luna ma, ogni volta che tentava di abbracciarla, lei si frantumava in mille pezzi e lo lasciava fradicio, e con le braccia vuote. Sathaz aveva alla fine imparato che se entrava nello stagno e rimaneva immobile, la luna sarebbe andata da lui e lo avrebbe lasciato avvicinare. Soltanto avvicinare, senza mai toccarla. Lui non poteva toccarla senza mandarla in frantumi e così – come Lazlo aveva detto a Sarai – aveva fatto pace con l’impossibile. Prendeva quello che poteva avere.

La biblioteca conosce la sua stessa mente… Quando rapisce un bambino, glielo lasciamo tenere.

Ho trasformato i miei incubi in lucciole e li ho chiusi in un barattolo.

Non era la frustrazione che si prova al risveglio da un sogno dolce. Era la desolazione di aver trovato il luogo giusto, l’unico e il vero, e di aver sperimentato il primo inebriante sospiro di adeguatezza prima di venire strappati via e rigettati in una casuale, solitaria dispersione.

Si rese conto che per tutto quel tempo aveva visto il Massacratore degli Dèi come un eroe, non come un uomo, ma che gli eroi, qualsiasi altra cosa siano, sono anche uomini – e donne – e preda dei problemi umani come chiunque altro.

I desideri non si avverano. Sono soltanto il bersaglio che dipingi intorno a quello che vuoi. Il centro devi sempre colpirlo da sola.

Una falena di Sarai

L’autrice

Laini Taylor

Laini Taylor è nata nel 1971 a Chico, in California. Con la trilogia La chimera di Praga ha conquistato migliaia di lettori e convinto la critica più esigente, affermandosi come la più raffinata scrittrice fantasy adult americana. La Musa degli Incubi è il seguito de Il Sognatore (Fazi Editore, 2018), primo capitolo della dilogia. Laini Taylor vive a Portland, in Oregon, con il marito, l’illustratore Jim Di Bartolo, e la figlia Clementine.


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Stefania
In Approfondimenti/ Articoli

Nosferatu: una sinfonia di splendore attraverso i disegni di Paolo D’Onofrio

Nosferatu

Grazie alla Nicola Pesce Editore, ad agosto ho avuto il piacere di leggere questo splendido volume illustrato da Paolo D’Onofrio. La figura del vampiro ha sempre suscitato il mio interesse, dal Dracula di Bram Stoker al Lestat di Anne Rice, ma stavolta ho potuto approfondire Nosferatu, personaggio di cui non sapevo molto.


Scheda del libro

Nosferatu

Titolo: Nosferatu
Autore: Paolo D’Onofrio
Editore: NPE
Prima pubblicazione: Dicembre 2018
Genere: Fumetto, Horror
Pagine: 79
Prezzo: Cartaceo 19,90€

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La figura del vampiro nella storia

Nel cinema il vampiro ha sempre avuto un rapporto molto particolare con la cinepresa, alla quale si è mostrato per quello che è, nelle sue innumerevoli sfaccettature. Ce lo illustra molto bene Ornella Balsamo del blog Horror Vacui, che nella prefazione di questo volume traccia un quadro schematico ma completo dell’evoluzione della figura del vampiro, dai romanzi di fine Ottocento alla cultura contemporanea.

I perni inorno ai quali girano queste rappresentazioni sono due: il libro Dracula di Bram Stoker (1897) e il film muto Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di Friedrich Wilhelm Murnau (1922), considerato uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista, di cui consiglio la visione per poter apprezzare a pieno i disegni di questo fumetto.

Dracula
Copertina della prima edizione di Dracula di Bram Stoker (1897)

La storia di questi prodotti artistici eterogenei si intreccia in modo indissolubile quando, per il suo film, Murnau decise di ispirarsi liberamente al libro di Stoker, modificando titolo, luoghi e nomi dei personaggi. Ecco allora che il Conte Vlad diventa il Conte Olok, che Van Helsing diventa il professor Bulwer e Mina diventa Ellen, tanto per citare i più importanti. Tuttavia, il regista fu comunque denunciato dagli eredi di Stoker e perse la causa mandando sul lastrico la casa di produzione del film, la Prana-Film che era stata creata ad hoc per il lancio della pellicola. Oltre al pagamento del contenzioso sui diritti d’autore, il film venne anche condannato alla cosiddetta “damnatio memoriae“, con la distruzione di tutte le copie fisiche della pellicola. Ma per fortuna una copia è arrivata fino ai giorni nostri, salvata illegalmente dal regista.

Nosferatu
Una pellicola che sembra dannata quanto il suo protagonista.

Ma dove finisce Dracula e inizia Nosferatu?

Tra il libro e la pellicola, ci sono in realtà parecchie differenze. Partiamo proprio con la figura del Conte Olok il cui nome, Nosferatu, significa “non spirato” o anche “portatore di peste” proprio come la malattia che porta con se sulla nave assieme ai topi, contrariamente al libro. Ellen viene elevata fin da subito al ruolo di moglie e la storia di Lucy non viene lontanamente accennata. Ma la pellicola di Murnau risente soprattutto del suo tempo: la guerra, la paura dell’invasore straniero e un certo antisemitismo che si concentra nella rappresentazione del Conte Olok come caricatura estrema di peculiarità fisiche tipiche degli ebrei (come ad esempio un grosso naso acquilino). Totalmente assente è invece l’aspetto sessuale che ruota intorno alla figura del vampiro, su cui pone invece l’accento il Dracula di Stoker, con il suo aspetto affascinante e le sue numerose mogli. Nosferatu è invece calvo, curvo, con occhiaie profonde e denti aguzzi, non ha consorte e, anzi, la solitudine sembra essergli preziosa: per tutte queste caratteristiche, il personaggio è diventato uno dei più iconici della cultura dell’orrore, così terrificante che difficilmente riuscirete a sbarazzarvi della sua visione!

Cardine di tutta la storia diventa Ellen, l’eroina che compie il sacrificio finale attirando il vampiro con il proprio sangue e distraendolo per tutta la notte, fino al primo canto del gallo e al sorgere del sole, letale per i vampiri e anche per il mitico Nosferatu. Il vampiro in grado di trasformarsi in qualsiasi cosa, rappresenta il male dilagante nel suo aspetto più insidioso, sconfitto solo dall’amore: ad esso si abbandona nel Dracula di Stoker e sempre dall’amore viene ingannato nel Nosferatu di Murnau.

Nosferatu
La celebre ombra di Nosferatu nel film di Murnau.

I disegni

Le tavole di questo volume, con cui Paolo D’Onofrio ha esordito come fumettista, rappresentano scena per scena il film del 1922, didascalie incluse. Il gioco di luci e ombre realizzato da Murnau con la pellicola e gli effetti anche difficili da realizzare per quegli anni (come le dissolvenze) sono ben resi dal disegnatore, che sceglie di rielaborare il montaggio sincopato del regista attraverso l’alternanza di un tratto leggermente abbozzato e di uno più marcato. I protagonisti sono immortalati nei loro tratti distintivi ed è onnipresente l’ombra, quella di Nosferatu, nelle scene più iconiche ma anche in quelle meno conosciute, sempre con il tocco personale dell’autore.

Il volume pubblicato dalla NPE, in una splendida edizione cartonata, è impreziosito da numerosi dettagli, come il lettering tipico delle pellicole mute e una carta color seppia ingiallita e invecchiata ad hoc, che sembra essere giunta a noi direttamente dalla Transilvania! Ne consiglio l’acquisto agli amanti dei fumetti e a tutti gli appassionati del genere horror che abbiano voglia di approfondire la storia dei vampiri e il personaggio di Nosferatu. Consiglio vivamente anche la visione del film di Murnau, obbligatoria se volete gustare a pieno i disegni di questo volume! Potete guardare il film completo su YouTube cliccando qui (legalmente perché stavolta i diritti d’autore sono decaduti!)

Nosferatu

Nosferatu

Non pronunciatelo mai forte.
La sua figura si insinua nelle strade,
tra geometrie di costruzioni fredde e desolanti,
in cerca di una cosa sola: sangue.
È come una lenta minaccia fiorita dal buio,
trascinata dalle acque, trasformata in un morbo… la peste!
Una presenza infestante nella vita di Hutter,
un’ombra che si allunga fino alla sua adorata Ellen.
Non pronunciatelo, Nosferatu.
Non pronunciatelo mai forte.

L’ombra di Nosferatu, dal cinema degli anni Venti si è allungata fino al fumetto contemporaneo, facendo così diventare il vampiro veramente immortale! 


L’autore

Paolo D’Onofrio vive a Cassino, dove ha frequentato i primi corsi sui linguaggi del fumetto e sul disegno. Stimolato da alcune letture di estetica, si laurea in filosofia. Negli ultimi anni lavora ad una ricerca espressiva tra segno grafico e letteratura. Si avvicina così al minimalismo, espandendo le proprie possibilità espressive, mentre lavora a progetti di design. Ha stretto collaborazioni come disegnatore freelance per storie brevi e per il web (e-book). Affascinato da sempre dai personaggi dei fumetti, ha da sempre coltivato il sogno di lavorare per la nona delle arti. Nosferatu è la sua prima opera edita in Italia.


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Stefania
In Approfondimenti/ Articoli

Gli Incubi di H. P. Lovecraft prendono vita nei disegni di Michele Penco

Incubi

Incubi di Michele Penco.

Come riporta il vocabolario Treccani, l’incubo può essere inteso sia come un sogno spaventoso e terrificante, particolarmente intenso, caratterizzato da sensazioni negative, sia come un essere demoniaco o un genio malefico che opprime la persona nel sonno, dandole un senso di soffocamento e congiungendosi carnalmente con lei. E tu, sei pronto ad affrontare i tuoi incubi?


Scheda del libro

Titolo: Incubi
Autore: Michele Penco
Editore: NPE
Prima pubblicazione: Aprile 2019
Genere: Graphic novel, Horror
Pagine: 80
Prezzo: Cartaceo 19,90€

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Il terrore cosmico di H. P. Lovecraft

Howard Phillips Lovecraft, meglio conosciuto come H. P. Lovecraft (1890-1937), scrittore, poeta, saggista nonché critico letterario statunitense, insieme ad Edgar Allan Poe è oggi universalmente riconosciuto come uno dei maggiori scrittori di letteratura horror. E “universalmente” non vuole essere un termine casuale perché un altro dei grandi meriti dello scrittore è anche quello di aver concepito la filosofia letteraria del cosmicismo o terrore cosmico. Secondo i principi di questa filosofia, l’uomo rappresenta una presenza insignificante nell’universo ed è destinato a scomparire da un momento all’altro, senza essere neppure notato. Gli esseri umani sono visti come una specie senza scopo alcuno e dall’indole arrogante, che si illude di avere un ruolo di spicco nello schema dell’universo. Una concezione, questa, che ha parecchi punti di contatto con il nichilismo, ma con la sostanziale differenza che l’accento viene posto sull’insignificanza piuttosto che sulla mancanza di significato.

Con questa terrificante filosofia, Lovecraft è conosciuto per le sue opere caratterizzate da una brillante commistione tra fantasy, fantascienza e horror. Queste sono state fonte d’ispirazione per artisti di tutto il mondo, dalla letteratura al cinema e alla musica. Come non citare John Carpenter tra i registi (HalloweenFogLa cosa) e Alberto Breccia per il mondo del fumetto, con le sue storie ispirate a I Miti di Cthulhu.

Gli Incubi di Michele Penco

Proprio all’interno di quest’ultima categoria rientra Incubi, la graphic novel di Michele Penco realizzata in puro stile lovecraftiano e pubblicata dalla Edizioni NPE nell’aprile del 2019. Lo splendido volume cartonato ospita una piccola introduzione a cura di Patricio Valladares, regista e sceneggiatore cileno, e quattro storie brevi realizzate con tecnica mista (in bianco e nero, a china e pennello e anche a trattopen).

Mossi da un sentimento perenne di terrore e angoscia, faremo la conoscenza di un pittore impegnato nella realizzazione del proprio Autoritratto, un viaggiatore che si ritrova per caso in una Città sull’oceano, troveremo per caso una fotografia con un Modello davvero fuori dal comune e infine ci ritroveremo a pensare all’orribile Essere del sogno dell’ultimo protagonista.

Il tratto dell’autore è sempre estremamente evocativo e molto preciso: gli esseri, i personaggi e le atmosfere sembrano davvero provenire da terribili incubi fin troppo realistici. Se sei un amante del genere non puoi lasciarti sfuggire questo volume, ma ti consiglio di non leggerlo a tarda notte. Non si sa mai…


L’autore

Michele Penco

Michele Penco nasce a Pisa nel 1982. Si forma artisticamente disegnando dal vero, frequentando un corso di disegno tenuto da Gipi, tra i più grandi autori della storia recente del fumetto italiano. Ha disegnato per Lo Scarabeo Editore di Torino due mazzi di tarocchi, di cui uno ispirato al mondo di Lovecraft, e illustrato due libri per Purple Press. Incubi (2009), il suo primo libro come autore unico, viene pubblicato per la prima volta da Associazione Culturale Double Shot: in pochi mesi la tiratura è esaurita, ricevendo numerosi riconoscimenti da parte della critica e del pubblico. Seguirà l’anno dopo, per lo stesso editore, Racconti Azzurri, una raccolta di storie brevi che bisserà il successo della sua opera prima. Artista a tutto tondo, dal tratto meticoloso e naturalistico, oltre ad essere autore di fumetti è prima ancora pittore e illustratore, riuscendo a padroneggiare i pennelli con la delicatezza dei grandi maestri e una freschezza unica nel suo genere.


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Stefania
In Articoli/ Recensioni

Recensione: The Black Cat di Edgar Allan Poe illustrato da Nino Cammarata

The Black Cat

The Black Cat è una delle ultimissime uscite della NPE, la casa editrice del fumetto d’autore di cui ultimamente sto scoprendo il catalogo ricco e variegato. Stavolta ho particolarmente apprezzato questa graphic novel ad opera di Nino Cammarata, adattamento di un celebre racconto di Edgar Allan Poe.


Scheda del libro

The Black Cat

Titolo: The Black Cat
Autore: Nino Cammarata
Editore: NPE
Prima pubblicazione: Giugno 2019
Genere: Graphic novel, Horror
Pagine: 96
Prezzo: Cartaceo 19,90€

Voto: ★ ★ ★ ★ ★

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Il racconto di Edgar Allan Poe

Il gatto nero è uno dei più celebri racconti di Edgar Allan Poe (Boston 1809 – Baltimora 1849), pubblicato per la prima volta nel 1843 sul The Sunday Even Post. Come spesso accade nella produzione dell’autore, anche in questo racconto le vicende sono narrate dal punto di vista dell’assassino, in una sorta di confessione prima della condanna a morte. L’uomo, pur sapendo che non verrà mai creduto, decide di alleggerirsi la coscienza raccontando una serie di “eventi domestici” che lo hanno terrorizzato, torturato e distrutto, portandolo a compiere i gesti disumani per i quali è stato condannato.

Il protagonista inizia il suo racconto partendo dalla propria infanzia e affermando di aver sempre avuto una grande passione per gli animali, fin da bambino. Passione condivisa poi anche dalla moglie, la quale era solita recuperane di tutti i tipi: uccelli, pesci, conigli, cani e un gatto nero di nome Pluto.  Inizialmente felice e affabile, il comportamento del protagonista inizierà a mutare ritrovandosi ad affogare nell’oscura spirale dell’abuso di alcol.

Temi trattati

L’intero racconto si configura come una metafora del senso di colpa, ma tratta anche di temi quali la solitudine e il femminicidio, sempre tristemente attuali. Anche qui, proprio come nel racconto originale, troviamo sparpagliati qua e la stralci della sfortunata biografia di Poe: l’assenza della madre, il distacco del padre, la condanna nell’alcol e il destino avverso.

Considerato come il titano iniziatico della letteratura gotica, del terrore, dell’inverosimile e, per alcuni, anche della psicoanalisi (essendo nato prima di Freud), Edgar Allan Poe non aveva filtri con i suoi lettori, proprio come la mente umana non ha filtri con noi stessi. La sua prosa è puro realismo psichico e onirico, e attraverso di essa egli racconta la psiche umana nelle sue mostruose fragilità e nella sua potenza di libero arbitrio.

I disegni di Nino Cammarata

Indubbiamente, occorre una certa abilità nel saper riprodurre, soprattutto nel formato del fumetto, l’aspetto introspettivo psicologico tipico delle opere di Poe. Ma credo che Nino Cammarata ne sia stato perfettamente all’altezza, confezionando un’opera grafica realizzata con un’attenzione minuziosa ai dettagli, arricchita da uno straordinario lettering e da una palette di colori tetra ma al contempo estremamente vivida, tipica del maestro dell’horror.

Consiglio questo volume sia ai fan dell’autore, sia a chi si avvicina per la prima volta ai suoi racconti: vi ritroverete in ogni caso con un gioiellino tra le mani e la voglia di leggere altri racconti di Edgar Allan Poe.


L’autore

Nino Cammarata

Nino Cammarata, classe 1983, è un artista, illustratore e visual designer siciliano. Dopo il diploma all’Istituto d’Arte ed una breve parentesi all’Accademia di Belle Arti di Catania lascia gli studi per dedicarsi alla pittura e parallelamente inizia il lavoro di grafico in tipografia. Intorno al 2009, completamente da autodidatta, muove i primi passi nell’editoria disegnando le prime copertine di libri per piccoli editori. Nel 2017 l’editore inglese SST Publications pubblica la sua graphic novel The Black Cat, adattamento del celebre racconto di Edgar Allan Poe. Dallo stesso anno collabora attivamente con Edizioni NPE come colorista, illustratore di numerose copertine e disegnatore e autore di graphic novel. In questi anni, oltre a realizzare svariate copertine di libri per editori italiani ed esteri, ha curato l’artwork delle copertine dei dischi di artisti del panorama musicale nazionale e internazionale. Nino è anche pittore: dipinge da quasi vent’anni e le sue opere sono state acquistate da collezionisti privati di tutto il mondo.


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Stefania
In Articoli/ Recensioni

Recensione: La Quinta Stagione di N. K. Jemisin

La Quinta Stagione

Reduci da questo lunedì in cui abbiamo dato l’addio a Game of Thrones (alla serie, almeno), cerco di consolarmi e di consolarvi con una nuova saga che personalmente spero possa essere presto adattata in una serie TV: sto parlando de La Quinta Stagione di N. K. Jemisin, primo capitolo della trilogia della Terra Spezzata edita in Italia da Mondadori.


Scheda del libro

Titolo: La Quinta Stagione (La Terra Spezzata #1)
Autore: N. K. Jemisin
Editore: Mondadori
Prima pubblicazione: Aprile 2019
Genere: Fantascienza
Pagine: 490
Prezzo: Cartaceo 15€ | eBook 7,99 €

Voto: ★ ★ ★ ★ ★

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A quanti devono combattere
per ottenere quel rispetto
che agli altri è garantito. 

Trama

Nel mondo immaginato da N. K. Jemisin esiste un unico grande continente, l’Immoto, percorso da una lunga frattura al centro che periodicamente provoca una cosiddetta Quinta Stagione, o anche Stagione della Morte. Questo perché le Stagioni sono caratterizzate da violenti cataclismi, terremoti ed eruzioni vulcaniche. Non abbiamo una madre Terra feconda e accogliente, bensì un Padre Terra violento e rancoroso, che rende l’ambiente circostante ostile. Ad arricchire l’aria di mistero ci pensano gli obelischi, colossi di pietra rossastra che volano in cielo senza alcuna apparente direzione.

Questo continente è abitato da esseri umani, gli Immoti, e dai cosiddetti Orogeni (o rogga, per utilizzare un termine dispregiativo), esseri umani con l’abilità di sentire, anzi sensire, la terra, placare scosse o addirittura provocare eruzioni. Per questo motivo, gli orogeni sono evitati e temuti dagli immoti, ma anche utilizzati come vere e proprie armi per contenere ed evitare le Stagioni. Individuati fin da piccolini dai Custodi, vengono reclutati dal Fulcro, un centro di addestramento speciale situato nella capitale Yumenes. Qui, dopo anni di duro allenamento quasi militare, possono diventare degli Orogeni Imperiali suddivisi in classi in base agli Anelli che gli vengono assegnati e che vanno da 1 a 10 in base alla grandezza del loro potere e all’abilità di controllarlo. Infine, ci sono i temibili Mangiapietra, esseri terribili e spietati in grado non solo di mangiare la pietra ma anche di spostarsi al suo interno.

La società è strutturata in Com (più simili a dei villaggi piuttosto che a delle vere e proprie città) e secondo un sistema di caste: Ferrigni, Resistenti, Innovatori, Riproduttori, Elite. Al vertice di tutto c’è l’Imperatore, discendente dell’antica famiglia dei Sanzi.

A chi manca qualcosa che non ha mai e poi mai nemmeno immaginato? Non è nella natura umana. Che fortuna, dunque, che al mondo ci siano persone che non appartengono alla specie umana.

Personaggi

Ci siete fin qui? Era importante chiarire questi punti perché, lo avrete capito, il worldbuilding strutturato dalla Jemisin è imponente, complesso e pazzesco! La prima parte del romanzo è sicuramente più lenta perché molto descrittiva, ma vi assicuro che le ultime 300 pagine si divorano nel giro di poche ore e alla fine vorreste leggerne ancora e ancora… Il ritmo è ansioso, l’ambiente ostile fa perennemente da sfondo e l’Apocalisse sembra essere all’ordine del giorno, ma lo stile estremamente scorrevole riuscirà a non farvelo pesare più di tanto. Il tempo è scandito dalla storia delle 3 protagoniste:

Damaya una giovanissima rogga scovata in un villaggio sperduto da Schaffa, un Custode. Attraverso i suoi occhi avremo modo di capire come si svolgono la vita e le lezioni all’interno del Fulcro;

Syenite, un’orogena imperiale Quattroanelli, inviata in missione con Alabaster, l’unico Diecianelli vivente. Il loro scopo non sarà solo quello di abbattere la barriera corallina che ostruisce il porto di Allia, ma anche quello di procreare, non importa se in maniera rude e asettica, per poter sfornare altri potenti bambini orogeni.

Infine, c’è Essun, un’orogena adulta sposata e con due figli che vive nel villaggio di Tirimo. Con lei e la sua disperazione facciamo la conoscenza quasi subito: suo marito, Jija, ha scoperto che il figlio Uche è un orogeno e lo ha ucciso a colpi di botte per poi fuggire con Nassun, l’altra figlia.

Casa sono le persone. Casa è ciò che porti con te, non ciò che ti lasci alle spalle.

Temi trattati e parere personale

La storia si andrà sviluppando proprio intorno alla disperata ricerca di Essun, che spera di trovare ancora viva sua figlia e che riesce a farsi forza unicamente sul desiderio di vendetta nei confronti di Jija. Tanti i temi importanti affrontati: prigionia, libertà, senso di appartenenza, dovere, ribellione, cambiamenti climatici e famiglia. Non manca un parallelismo di tipo religioso, nel culto di un Padre Terra infuriato con l’umanità per aver ucciso il proprio figlio. La Quinta Stagione è un romanzo profondo, a tratti anche pesante, ma che sicuramente si fa specchio di tante difficoltà e vicissitudini subite in primis dalla scrittrice: non dimentichiamo che N. K. Jemisin è stata la prima autrice afroamericana a vincere il Premio Hugo per il miglior romanzo, non una volta sola, ma per ben tre volte (nel 2016, nel 2017 e nel 2018) per tutti e tre i capitoli de La Terra Spezzata.

Personalmente non ho nessun dubbio nell’affermare che questo libro rientra tra i migliori libri mai letti nella mia vita. Ve lo stra-consiglio e non vedo assolutamente l’ora di leggerne il seguito. Anzi, per la qualità della storia e per la ricchezza dei dettagli, non ho timore nell’affermare che ne gradirei follemente l’adattamento in una serie TV!


L’autrice

N. K. Jemisin (Iowa City, 1972) ha scritto otto romanzi e diverse raccolte di racconti, per i quali ha ricevuto molti premi. Fra questi, prima e unica nella storia, tre Hugo come Miglior romanzo per tutti e tre i titoli de La Terra Spezzata nel 2016, 2017 e 2018.


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Stefania
In Articoli/ Collezionismo

Il mattino dei maghi di Jacques Bergier e Louis Pauwels nelle sue principali edizioni italiane

Il mattino dei maghi

La bibbia esoterica, come da molti è conosciuto Il mattino dei maghi, è il volume che ha dato inizio al filone del cosiddetto realismo fantastico. Ma non si tratta né di un romanzo, né di una narrazione fantascientifica, né di un documentario o della divulgazione di insegnamenti ermetici, nonostante presenti un po’ tutte queste cose. È bensì un inno alla speranza umana, che si ricollega a fatti e leggende ormai ben radicate nella cultura popolare.

Il realismo fantastico è la variante letteraria del realismo magico annoverato nelle arti visive. È un filone del quale fanno parte quelle opere di letteratura in cui gli elementi magici sono inseriti in un contesto altrimenti realistico. Il boom del genere è avvenuto alla metà del XX secolo in America Latina con il romanzo Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez.

Questo famoso e altrettanto misterioso libro, quindi, è stato pubblicato per la prima volta in Francia nel 1960 dall’editore Librairie Gallimard. La primissima tiratura era numerata e composta da soli 36 esemplari. Di questi, un paio possono oggi essere acquistati a un prezzo che si aggira tra i 3.000 euro per l’esemplare numero 8, e i 4.500 euro per l’esemplare numero 1.

Sergio Solmi (1899-1981), scrittore, poeta e saggista italiano, nella sua introduzione a Il mattino dei maghi ricorda come i primi editori francesi del testo ne avessero paragonato la lettura al cavalcare una cometa. La fantasia ha sempre un duplice volto ed aspetto, come afferma Solmi. In effetti in questo caso siamo di fronte a un libro veramente singolare quanto eterogeneo, nonché contraddittorio per forza di cose. Per avventurarci nella sua lettura, occorre aprire al massimo il compasso della nostra mente nel passaggio fra ipotesi fantastiche e coscienza critica.

Edizioni italiane

L’edizione italiana più recente è quella del 2013, con successive ristampe, della collana Oscar Nuovi Misteri della Mondadori, che riprende le precedenti edizioni del 1997 (con copertine leggermente diverse).

Il mattino dei maghi (2013)
Il mattino dei maghi (1997)

Sempre per Mondadori abbiamo poi l’edizione del 1999 della collana Saggi. Successivamente c’è l’edizione del 1971. Infine c’è quella del 1984 della collana Oscar Arcana, con lo stesso disegno in copertina.

Il mattino dei maghi (1999)
Il mattino dei maghi (1971)
Il mattino dei maghi (1984)

Arriviamo infine alla primissima edizione italiana, quella del 1963, sempre per Arnoldo Mondadori editore. Stavolta la copertina è rigida, con una sovraccoperta dal sognante disegno colorato.

Il mattino dei maghi (1963)
Il mattino dei maghi (1963)

È questa l’edizione che sono riuscita a reperire per pochi euro e che ha attualmente un valore di circa 150-170 euro, a seconda delle condizioni. Ho cercato questo libro per tanto tempo, ma ultimamente sembrava essere sparito dalla circolazione. E proprio nel momento in cui avevo smesso di cercarlo, è venuto da me con tutto il fascino e il mistero che da sempre lo circondano.

Gli autori

Louis Powels e Jacques Bergier

Louis Pauwels (1920-1997) è stato un giornalista e scrittore francese, ex occultista ed ex surrealista, allievo di Gurdjieff.

Jacques Bergier (Jakov Michajlovic Berger, 1912-1978) è stato un giornalista, scrittore e ingegnere francese, nato in una famiglia sovietica di origine ebraica. Scienziato e mitografo, in tempo di guerra fu anche agente del controspionaggio alleato e prese parte al raid per la distruzione della base di razzi a Peenemunde, sopravvivendo all’internato a Mauthausen.


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Stefania
In Articoli/ Citazioni

Citazioni I dolori del giovane Werther: le frasi più belle del romanzo epistolare di Goethe

Citazioni

Citazioni I dolori del giovane Werther.

I dolori del giovane Werther è un romanzo epistolare che fu pubblicato da Johann Wolfgang von Goethe nel 1774. L’opera è considerata il simbolo del movimento dello Sturm und Drang, che anticipava molti temi che saranno poi propri del romanticismo tedesco. Il romanzo si articola in una serie di lettere che il protagonista, Werther per l’appunto, invia al suo amico Guglielmo nel periodo che va dal 4 maggio 1771 al 22 dicembre 1772. 

Essendo uno dei miei libri preferiti, ho raccolto in questo articolo alcune delle citazioni più famose e degne di nota, estrapolate dall’edizione edita Mondadori nella collana Oscar Classici del 1989, con un saggio di Thomas Mann.


Scheda del libro

I dolori del giovane Werther

Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: Johann Wolfgang von Goethe
Prima pubblicazione: 1774
Genere: Romanzo epistolare

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Citazioni

Certo, tu hai ragione, mio caro, ci sarebbero meno dolori fra gli uomini se essi – Dio sa perché sono fatti così – non s’industriassero con tanto zelo a rievocare i ricordi del male trascorso invece di sopportare un tollerabile presente.

E anche in questa piccola faccenda ho visto, amico mio, che i malintesi e la pigrizia fanno forse più scompigli nel mondo che la malafede e la malvagità.

Allora io mi piego di nuovo su me stesso, e trovo un Universo!

Così ci separammo senz’esserci capiti. Ma non è facile capirsi a questo mondo.

È certo che soltanto l’amore al mondo può rendere indispensabile una persona.

Ahimè, non sono le grandi, eccezionali catastrofi quelle che mi commuovono: le piene che travolgono i villaggi, i terremoti che ingoiano le città. Ciò che mi scava il cuore è questa forza di morte che sta nascosta nell’universa natura; la quale non ha generato nulla che non debba distruggere il suo prossimo e sé. Così, atterrito, barcollo.

Invano tendo le braccia verso di lei al mattino, quando mi desto da sogni opprimenti; invano la cerco nel mio letto la notte, se un beato innocente sogno m’ha illuso, quasi ch’io fossi accanto a lei sul prato e le tenessi la mano e la coprissi di mille baci. Ah, se allora, ancora nel vortice del sonno, brancolo verso di lei, e così mi sveglio, un fiume di lacrime mi prorompe dal cuore angustiato, e sconsolato piango il mio buio futuro.

Quando non abbiamo più noi stessi, tutto ci manca.

Da quando vengo sballottato ogni giorno in mezzo alla gente, e osservo quello che fanno e come se la cavano, me la passo meglio con me stesso. Certo, dal momento che siamo fatti a questo modo, che mettiamo ogni cosa in rapporto a noi stessi e noi stessi a ogni cosa, la felicità o l’infelicità è nel modo con cui pratichiamo; e perciò il pericolo peggiore è l’isolamento. La nostra immaginazione spinta dalla sua propria natura a elevarsi, e nutrita di fantasmi poetici, si costruisce una scala di essere superiori, fra i quali noi occupiamo l’infimo grado; e ogni cosa fuori di noi ci appare più nobile, ogni altra persona ci pare più perfetta…

Non c’è gioia così pura, così calda nella vita, come quando si trova un’anima grande che sinceramente ci si svela.

È vero che ogni giorno più m’avvedo, mio caro, quanto sia stolto giudicare gli altri sulle nostre misure. E, poiché ho troppo da fare con me stesso e il mio cuore è così tempestoso, oh se lascerei andar gli altri per la loro strada purché permettessero a me di andare per la mia! Ciò che più mi tormenta sono le maledette relazioni sociali.

Io non so veramente perché mi alzi né perché vada a dormire. Il lievito, che altra volta metteva in moto la mia vita, manca; non c’è più l’incanto che mi teneva desto fin nel cuor della notte, che la mattina mi chiamava dal sonno.

La pace dell’anima è una splendida cosa, è la Felicità perfetta. Peccato, amico caro, che sia una gemma tanto fragile quanto è bella e preziosa!

Ero sconvolto e sono ancora, dentro di me, furente. Vorrei che qualcuno si attentasse di parlarmi in faccia, ch’io gli potessi cacciar la spada in corpo. Vedendo sangue mi sentirei meglio. Ah! cento volte ho afferrato un pugnale per dar respiro a questo cuore oppresso. Si narra di una nobile razza di cavalli, che quando sono atrocemente infocati, aizzati, si addentano da sé per istinto una vena, per cercare respiro. Così mi sento io spesso; vorrei aprirmi una vena; e procurarmi l’eterna libertà.

Sì certo, io sono un viandante, un pellegrino sulla terra. E che siete di meglio, voi?

E io rido del mio cuore… e faccio la sua volontà.

Non è così solamente per me. Tutti vengono delusi nelle speranze, ingannati in quello che aspettano.

E allora vo dietro alla chimera, finché essa mi conduce all’orlo di precipizi da cui arretro tremando.

Verrebbe voglia d’ammattire quando si pensa che ci debba essere gente senza comprensione e sentimento per le poche cose che hanno ancora un pregio sulla terra.

Ah, questo vuoto! quest’orribile vuoto che sento qui nel petto! Spesso penso: se tu potessi stringerla una volta, una sola volta al tuo cuore, tutto questo vuoto sarebbe colmato.

Ho tante cose, e il sentimento per lei assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla.

Se il calice fu troppo amaro all’umano labbro del Dio del cielo, perché devo io millantare e fingere che a me sia dolce? io vergognarmi? in questo spaventoso istante che tutto in me trema fra essere e non essere e il passato guizza come un baleno sull’abisso tenebroso del futuro e tutto sprofonda intorno a me, e con me naufraga l’universo?

E vo sottilizzando sulle mie pene; se mi lasciassi andare, verrebbe fuori tutta una litania di antitesi.

È tanto grave il peso ch’io devo sopportare. Ah, davvero altri prima di me furono tanto infelici?

Chi mai è l’uomo, il celebrato semidio! Non gli vengono a mancare le forze appunto quando ne avrebbe più bisogno? Sia che voli nella gioia o che precipiti nel dolore non viene ugualmente trattenuto e riportato alla piatta gelida consapevolezza, proprio quando anelava di smarrirsi nella plenitudine dell’Infinito?

Talvolta un non so che mi afferra: non è angoscia, non è brama… ma un intimo sconosciuto tumulto che minaccia di lacerarmi il petto, che mi serra la gola. Ahimè! ahimè! E allora vado errando nelle paurose scene notturne di questa stagione crudele.

Alzare il sipario, e passare di là! questo è tutto! e perché la perplessità, lo sgomento? forse perché non sappiamo che cosa ci aspetti di là? perché non se ne ritorna? Così dunque è fatta la mente umana, che laddove non sa nulla di certo, non sappia immaginare se non caos e tenebra!

Ho veduto morire più d’uno; ma la natura umana è così limitata che non può comprendere né il principio né la fine della sua esistenza.


L’autore

Johann Wolfgang von Goehte

Johann Wolfgang von Goethe nacque il 28 agosto del 1749 a Francoforte sul Meno in Germania. Scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, è considerato uno dei personaggi più rappresentativi del panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta principalmente alla poesia, al dramma, alla letteratura e alle scienze, ma fu anche prolifico nelle arti, soprattutto pittura e musica. Viaggiò moltissimo durante la sua vita ed è considerato l’inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), che stabilisce la presenza di linee comuni che legano inseparabilmente le varie letterature nazionali. Tra le sue opere più note: Faust, I dolori del giovane Werther, Le affinità elettive, Urfaust, Viaggio in Italia. Morì il 22 marzo del 1832 a Weimar per un attacco cardiaco.


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Stefania

Citazioni I dolori del giovane Werther.